D: Ho visto del sangue nell’urina e sono molto preoccupato. E' pericoloso?
R: La presenza di sangue nell’urina, chiamata macroematuria se è visibile ad occhio nudo e microematuria se è visibile al microscopio o documentabile mediante stick urina, non va mai trascurata ma deve invece essere sempre indagata. Può presentarsi da sola ed in pieno benessere oppure può essere associata a febbre, bruciore nella minzione, colica renale e disturbi dello svuotamento della vescica (aumento della frequenza delle minzioni, urgenza minzionale, getto urinario debole e ostruito, etc.). Spesso, l’ematuria, è il segnale di patologie infettive, infiammatorie o traumatiche delle vie urinarie, ma può anche essere una spia di patologie tumorali dell’apparato urinario. Per tale motivo il consulto con l’urologo dovrà essere tempestivo per poter avviare una serie di esami diagnostici che permettano di spiegare, nel più breve tempo possibile, la causa del sangue nell’urina.

D: E’ sempre un solo batterio a determinare la cistite?

R: No, possono anche essere batteri diversi che, insieme, provocano un’infezione del basso tratto urinario e in questi casi non è infrequente utilizzare due diversi antibiotici per eliminare l’infezione.

D: Può essere il detergente intimo a determinare delle cistiti frequenti?

R: Di solito no. E’ più facile che siano abitudini sbagliate durante l’igiene intima a favorire una recidiva delle cistiti.

D: E’ possibile che dopo una terapia antibiotica per una cistite da Escherichia Coli, sia ancora presente lo stesso batterio nell’urinocoltura?

R: Si è possibile ed i motivi potrebbero essere molteplici. Questo è uno di quei casi in cui la consultazione dell’urologo è determinante per la guarigione completa. Un’attenta anamnesi ed un’ecografia dell’apparato urinario consentono una diagnosi corretta nella maggior parte di questi casi.

D: Da qualche giorno avverto bruciore quando urino. Potrebbe essere una cistite? Devo fare un’ecografia dei reni e della vescica?

R: Si, potrebbe essere un’infezione delle vie urinarie ma non è possibile escludere altre patologie. Per tale motivo, Le consiglio di sottoporsi ad esame urina ed urinocoltura con antibiogramma e rivolgersi all’urologo di fiducia, il quale, se necessario, La sottoporrà contestualmente alla visita, anche all’ecografia dell’apparato urinario.

 
D: Ma con il robot si opera solo la prostata?
R: Ovviamente no. Le indicazioni della chirurgia robotica sono in continua espansione e il robot è utilizzabile in quasi tutti gli interventi chirurgici. L’importante è distinguere ciò che si ‘può’ fare con il robot, da ciò che ‘ha senso’ fare con il robot. 

 
 

TUMORE ALLA PROSTATA

D: Mi hanno diagnosticato un tumore della prostata….Si tratta di un “male incurabile”?
R: Il momento della diagnosi di un “tumore” è purtroppo un evento che segna la vita di ciascuno; tuttavia i progressi della medicina hanno portato in molti casi alla possibilità di risolvere il problema in modo definitivo e con pochi effetti collaterali. Il tumore della prostata è uno di quei casi. Nella grande maggioranza delle situazioni è possibile intervenire con una completa guarigione.
 
D: Quale è il miglior trattamento per un tumore della prostata?
R: Il tumore della prostata può essere affrontato in diversi modi. Soprattutto se si tratta di una forma iniziale esistono un ventaglio di trattamenti che possono essere adeguati; il compito del medico è quello di aiutare il suo paziente a scegliere il trattamento migliore per lui. 
 
D: È vero che dopo l’intervento non si può più avere vita sessuale?
R: No, la vita sessuale continua. Si perde la possibilità di avere figli per via naturale, ma il desiderio sessuale e la possibilità di raggiungere il piacere (orgasmo) restano. A volte può verificarsi una difficoltà a raggiungere l’erezione, cioè l’indurimento del pene necessario per la penetrazione. Questo aspetto è estremamente variabile da caso a caso ed è molto importante che il chirurgo che opera abbia una grande esperienza, per poter garantire al paziente il miglior risultato in termini di potenza sessuale; tuttavia, l’esito non dipende solamente dall’esperienza e dalle capacità del chirurgo, ma anche dalle caratteristiche della malattia. In certi casi si rende necessario un intervento che intenzionalmente deve sacrificare il tessuto nervoso responsabile dell’erezione per ragioni oncologiche.
 
D: Nella sua casistica che probabilità c’è di recuperare l’erezione dopo l’intervento?
R: Dipende dal tipo di malattia e dall’età del paziente. Con una malattia di piccole dimensioni e di basso rischio, senza deficit di erezione pre esistenti e sotto i 65 anni, tra il 70 e 80% dei pazienti è in grado di recuperare un’erezione sufficiente per la penetrazione; il tempo di recupero è di circa un anno.

 

 

Domande frequenti